Recensione di Sogno amaranto pubblicata su Libriconsigliati.it il 11/11/2010 a cura di Elena Francesca Donà

Una storia d’amore incompiuta” annuncia il prologo di Sogno amaranto. Luce e tenebra, anime e corpi, amore e morte: ogni cosa è teatro nel romanzo di Cinzia Luigia Cavallaro; le maschere indossate, reali e psicologiche, i lunghi monologhi dei protagonisti, il finale – che ovviamente non sveliamo – ma che cala sulla storia come un sipario inaspettato. Fairy è la donna-angelo: matura e materna, pronta vedere il vero volto dell’uomo di cui si innamora oltre le sue mille maschere d’attore narciso. Una donna che non ha paura di riconoscere l’amore e darsi completamente, anche a costo di soffrire. Dick è l’esatto opposto: un uomo affascinante e di successo, ma fragile e infantile, incapace di scoprire il piacere in una relazione che duri oltre il terzo giro di lenzuola: un po’ un cliché. A fare da sfondo alla storia dei due amanti c’è Londra, città in cui l’autrice ha vissuto per cinque anni, ed è una Londra malinconica, fatta di dettagli quotidiani: i colori delle foglie d’autunno, il teatro, l’appartamento di lui, le strade di periferia; le descrizioni degli ambienti sono essenziali, come gli oggetti sulla scena: un telefono, un contenitore per il cottage-pie, un vestito arancione. Le luci e le ombre sono fondamentali nella composizione: il romanzo è diviso in tre parti (Luce, Tenebre e Crepuscolo, non a caso) e le prime due presentano i monologhi di Fairy e Dick che raccontano la loro storia, ormai finita, da due angolazioni opposte. La prima illuminata a giorno, in cui ogni cosa è chiara e luminosa, nonostante il dolore; la seconda quasi folle e angosciata, avvolta in un buio che fa da specchio alla fragilità e alla solitudine di lui. Due anime che dovranno attendere il crepuscolo per incontrarsi ancora. Non è facile valutare un libro come questo. La scrittura di Cinzia Luigia Cavallaro è interessante, certamente lontana dalle mode. Antica, poetica e pornografica assieme, a tratti decisamente riuscita, a tratti non molto scorrevole. La storia è semplice ma ben orchestrata, e se il primo impatto può risultare un po’ rigido, si finisce per lasciarsi prendere per mano dai pensieri dei protagonisti fino a perdercisi. Un aspetto interessante del racconto è che tutti i sensi trovano la propria voce, attraverso i ricordi degli amanti, e l’autrice è molto brava nel calare il lettore nei momenti, permettendogli di percepire la consistenza dell’atmosfera, dal desiderio più intenso alla rabbia, dalla solitudine all’odio. Sogno amaranto, in definitiva, è una bella storia, a dispetto di qualche ingenuità stilistica. È uno di quei libri che capita di riporre non troppo convinti, per poi scoprire che i personaggi ci sono rimasti addosso e non sembrano avere molta voglia di lasciarci andare.

Recensione di Sogno amaranto pubblicata su Libriconsigliati.it il 11/11/2010 a cura di Elena Francesca Donà

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